Dopo 16 anni di attività si ritira Tracy McGrady

Il giorno dopo l’annuncio del ritiro di un giocatore che molto probabilmente verrà insignito della prestigiosissima candidatura alla Naismith All of Fame, e cioè Allen Iverson, un altro grande giocatore americano di pallacanestro decide di appendere le scarpe al chiodo (a meno che la Cina non si faccia ancora una volta avanti). Mi riferisco a Tracy McGrady, al quale sono decisamente più affezionato e che ho voglia di celebrare, umilmente, con questo articolo. Anche se un commentatore solitamente dedito al vetriolo come Sekou Smith, in un articolo celebrativo della carriera di McGrady, giustamente faccia notare come gli infortuni alle ginocchia abbiano in qualche modo reso complicato per T-Mac ogni tentativo di raggiungere le Finals e di riuscire a conquistare il fatidico anello di World Champions (titolo contro il quale per adesso non è possibile avanzare che qualche battuta sarcastica); e, aggiungo io, anche se sicuramente la fragilità del fisico del gigante Yao Ming abbia a sua volta giocato un ruolo importante nel fallimento di McGrady e degli Houston Rockets dello scorso decennio (la squadra meglio attrezzata per un titolo nel quale il Nostro abbia militato); e se va anche considerato un certo grado di sfortuna (anzi: di vera e propria sfiga), dato che McGrady ha provato a vincere un anello come panchinaro ai San Antonio Spurs proprio quest’anno (impresa frustrata da questo numero pazzesco di Ray Allen, che ha decretato la sconfitta di una squadra pur fortissima e meritevole di vincere), cosa che invece ad altri veterani molto meno meritevoli è capitato in sorte dagli dei della pallacanestro; la verità molto probabilmente sta nelle parole di un altro colonnista per nulla delicato come Fran Blinebury, il quale, in un altro articolo, più o meno celebrativo, fa giustamente notare come, in fondo, a McGrady sia sempre mancata la giusta dimensione mentale per arrivare fino in fondo; come egli sia stato capace, certo, di diventare un giocatore così forte da meritare di entrare in diretta competizione con sua maestà, il Mamba Nero, Kobe Bryant, ma che alla fine non sia stato veramente capace di fare quello scatto di qualità, quel tipo di evoluzione che riesce a pochi giocatori per epoca; e che, per questa ragione, a McGrady, forse, non sarà concesso di entrare nel gotha dei grandissimi, e di avere uno spazio nella Hall of Fame tra Chamberlain, Bird, Magic, Jordan, Stockton e Malone, Reggie Miller, e tutti le altre leggende del basket. Forse.
Ciononostante, alla faccia di Iverson, Sekou Smith, Yao Ming, Fran Blinebury e tutta la Naismith Hall of Fame, voglio chiudere questo articolo con questo video, che dimostra che razza di giocatore pazzesco sia stato il giovane e sano Tracy McGrady, sperando che non ci si dimentichi di lui troppo presto. Forse è già successo, non a me. Il commento del video è di un giovane e allora scomposto Flavio Tranquillo, non ancora così abituato a non credere ai propri occhi (in compagnia del fedelissimo Avvocato, Federico Buffa).

Informazioni su Francesco Rigoni

Web Content Editor, Social Media Manager, Musicista, Insegnante di inglese, Autore. Vive a Torino.
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