Monologo

…quando non ami più, questo è quello che succede: ti ritrovi in un paesaggio assolato e solitario, percorri la terra arida a piedi, guardandoti attorno ripetutamente, costringendoti a importi una direzione, senza però avere fiducia nelle tue convinzioni, girando inevitabilmente in tondo, se non sono chiari i riferimenti per orientarsi. Agisci di puro istinto, per una cieca sopravvivenza, che non ha più quel valore di esattezza che può avere per un altro animale, sempre che l’animale agisca per sopravvivere con effettiva efficacia, ma magari solo per abitudine: ti ritrovi a scavare per terra in cerca di nutrimento, o di dormire in pieno giorno noncurante della fatica e del disagio del caldo, della scomodità del proprio giaciglio, e a percorrere tratti di strada nella penombra, senza distinguere le cose che ti circondano. Parli da solo, il più delle volte di ricordi, che assumono di volta in volta fattezze e significati differenti, in evidente opposizione tra loro. Le risoluzioni sono momentanee, le conclusioni sempre approssimative. Dimentichi la naturale capacità fisiologica del tuo corpo di curare i mali interni, quelli fisici ma anche quelli psichici. Difendi il valore della solitudine e sottovaluti quello dell’aiuto esterno. Ti intestardisci nell’insistere a voler uscire da questa condizione con le tue forze, grattando il fondo delle tue energie. Ti domandi se c’è una soluzione concreta tra i resti delle tue conoscenze, che nel frattempo stanno asciugandosi della loro pregnanza. Tutto questo, tuttavia, è il meno, è solo l’aspetto in fondo più superficiale della questione. Il vero fuoco che brucia e distrugge il tuo spirito è la delusione nei confronti del passato. Quando l’amore finisce resta solo l’amarezza per le cose che sono andate per il verso sbagliato, e provi risentimento verso quelle persone che avrebbero dovuto comportarsi in maniera diversa, e rivendichi il diritto di ricevere rispetto per i tuoi sforzi; quelli che, guidati dalla forza della passione, hai voluto investire per superare il limite apparente delle tue possibilità, per svelare ai tuoi occhi una dimensione ulteriore, attirato dall’eventualità di una felicità diversa, completa, senza ombre, senza smarrimento. Questo sentimento rappresenta la rinuncia a ogni nuovo orizzonte, e declina le emozioni dei giorni che seguono nei termini di un’attesa potenzialmente infinita. Quello che c’è al di là di quel muro di rassegnata resa in mano ai piani segreti della Provvidenza, la quale è muta e agisce dietro le quinte, e non dice niente di quello che potrebbe essere la svolta del domani. Il dramma, la rappresentazione, così messa in scena, diventa la testimonianza dei limiti della propria individualità e il messaggio nascosto nella percezione delle proprie debolezze: l’aiuto divino diventa una promessa che non viene mai mantenuta, nonostante la realtà dei fatti dimostra, alla fine, che è solo l’uscita dalla propria frustrazione a determinare la vera svolta di un percorso esistenziale. Lasciare che l’amore perduto riappaia con un colpo di scena è l’ostinata e inconsapevole perpetrazione di un ciclo di errori ed espiazioni che condanna l’uomo senza amore a uno smarrimento insistito, ottuso. Tutto si risolve, eventualmente; ma senza mai abbandonare questa terra desolata dove tutto è arido e appannato, indistinguibile, a causa dell’afa che ottunde i sensi e la capacità di riconoscere le cose per quello che sono, ma solo per l’utilità relativa di quel momento.

Informazioni su Francesco Rigoni

Web Content Editor, Social Media Manager, Musicista, Insegnante di inglese, Autore. Vive a Torino.
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