Le dimensioni

Continuo a faticare a distinguere le dimensioni. Il tempo. Continuo a fare fatica a stare dritto nel presente. Che giorno è oggi? Dove mi trovo? Perché? Fatico a trovare l’indirizzo preciso delle mie azioni.
«gradisci dell’acqua?»
No, grazie, devo farcela da solo. Corro come un pazzo, in fondo mi impegno. Mi guardo attorno. Il panorama cambia spesso. A volte è una pianura dalla nebbia sospesa e stagnante, dagli alberi radi, raggruppati in sparuti mucchietti. A volte sto parlando male, a volte sto pensando troppo. A volte indulgo nel piacere di mangiare.
«hai già cambiato argomento.»
Perché fatico a stare attento. E già più d’uno m’ha bollato come talento sprecato. Eppure sento la vita ancora scorrere. Ancora idee ne ho
«ma quando escono?»
Non lo so. Che, non si vedono? Pensavo fossero evidenti. Sto cambiando, evolvendo velocemente come un animale dopo qualche mese. Ero piccolo così, e ora invece non ho bisogno di niente.
«sicuro? Se hai bisogno chiedi, non fare complimenti»
No, non ho bisogno di niente. Avrei bisogno di scorgere il traguardo alla fine del tragitto. Avrei bisogno di sapere che ho preso la strada giusta. Ho bisogno di sapere che sto seguendo una strada precisa, e non sto cambiando percorso continuamente, in cerca di risposte che non esistono.
«se vuoi un supporto me ne puoi parlare, se vuoi?»
No, non c’è più nulla da dire. C’è solo da muoversi. Un passo dietro l’altro. Non stare fermi, non dubitare di se stessi. Non lasciare che ci sia sempre un “però” a interrompere i progressi. Le cose stanno andando bene, anche se non è facile spiegarle.
«è libero?»
Prego.
«cosa danno?»
Non so, un monologo. Un ragazzo parla dei suoi progressi nella vita. Sembrerebbe, ma non si spiega. Non capisco chi sia. Potrebbe essere un attore che interpreta un uomo maturo in un momento di crisi; oppure potrebbe essere un ventenne. Oppure un trentenne. Insomma, chi sa. L’unica cosa che si capisce è che è davvero confuso, poverino.
«forse ha perso la sua strada»
Sì, è possibile. Sembra una persona sola. Dice molte cose ma non parla d’amore. Dove sono le persone vicino a lui? Il palco è vuoto e mezzo buio, e con la sua voce fa fatica ad arrivare in fondo alla sala. Quelli laggiù non lo capiscono molto. Si sporgono. Si guardano le une con le altre, si dicono “ma tu lo capisci? Lo senti mentre parla?” “poco ma faccio fatica” “ma che dice?” “non so, parla di sé, è vago” “sì, ma che rottura di palle: se non si riesce a sentire che ci stiamo a fare qua?” “magari se facciamo silenzio riusciamo a sentirlo”.
«e lo sentono?»
No, non molto. D’altro canto, sono arrivati tutti trafelati, hanno beccato gli ultimi posti buoni per lo spettacolo. Erano indecisi sul da farsi fino all’ultimo. Forse avevano un appuntamento con degli amici, che alla fine sono rimasti a casa. Loro hanno abbozzato, hanno letto il titolo. Il posto lo conoscono, ci vanno spesso a vedere cose che, in fondo, trovano carine. Ci hanno provato. Un atteggiamento un po’ trascurato e passivo, come il loro rapporto. Il tempo che resteranno ancora a vedere lo spettacolo sarà il tempo che gli resterà da vivere come coppia. Usciti dal teatro, annoiati dalla performance e da loro stessi, scoppieranno in una bolla di fumo. Non avranno più niente da dire a loro stessi e agli altri.
«e l’attore? Cosa fa adesso?»
L’attore parla, si è scomposto. Parla di una donna che non lo ama più.
«quindi è stato innamorato anche lui»
A un certo punto sì, ma forse non se n’è accorto.
«com’è possibile innamorarsi senza accorgersene?»
Non le è mai capitato? A me è capitato. Succede che un giorno ti svegli e pensi a una persona. Tutto il tempo. A cosa serve non si sa. Si comincia misurando i gesti e le operazioni. E guardando alle vetrine, cercando il riflesso giusto per specchiarsi, ricordarsi di quel posto che ha quel borsellino che a lei piacerebbe tanto. È lontano da qui? No, non molto. Dai, secondo me è contenta. E via partire ad andare a procurarselo.
«ma questo non è amore!»
No? E che cos’è?
«questo è bisogno d’amore. È corruzione!»
E allora salga sul palco lei. Mi dica lei cos’è l’amore. Io è da molto che viaggio e non l’ho ancora capito.

Informazioni su Francesco Rigoni

Web Content Editor, Social Media Manager, Musicista, Insegnante di inglese, Autore. Vive a Torino.
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