Asparagi

Un sogno, questa notte. È ancora molto nitido. Sono in giro per la città con la mia ragazza. Devo andare a una cena da amici; però, una cena di una certa serietà, di una certa distinzione. Voglio un bel vino, ma i negozi mi sembrano chiusi. Ho l’occasione di andare in un posto che, non so perché, ho già sentito nominare o forse me ne ha parlato qualcuno; o forse l’ho trovato su internet. Fatto sta che, dentro un’altra finestrella, in un bugigattolo incastrato tra palazzi, sotto i portici torinesi, c’è una botteghina: solo un vetro a scorrimento, e delle bottiglie in esposizione. La città è Torino, la “mia” Torino.

Busso. Il signore mi vede (la finestrella è piuttosto alta, sbuca solo la mia testa). Gli dico che mi serve un vino per una cena a base di brodo di pesce e lui è un po’ in difficoltà. Mi chiede se voglio grappa – no, vino. Guardo le bottiglie che ha fuori, sembrano tutte buone ma lui mi dice che quelle no, quelle non sono mica in vendita, sono in esposizione. È un signore sulla cinquantina, i capelli corti arruffati neri in testa, un maglione brutto dall’aria sporca, e degli occhiali spessi in faccia. Mi dice che lui vino buono ne ha poco – e che comunque la bottiglia che avevo adocchiato in esposizione, quel vino, ecco… mi lascia intendere che sarebbe stata una brutta scelta.

Mi prepara un bicchierone di questo vino: me ne riempe abbondantemente mezzo bicchiere da mojito. Io ne assaggio un goccetto. È buono, un vino fresco, frizzantino, molto dolce, forse troppo, sembra un po’ un succo d’uva. Lui mi dice che questo vino, magari col pesce dolce, chi lo sa, col pesce del tevere (che, mi spiega, in realtà comprende una vasta gamma di pesci di fiume), e poi mi dice che questo vino ha delle note di erba aromatica (mi cita una piazza di Torino che assolutamente non conosco dove andare ad annusare la “vipitenia” mi pare l’abbia chiamata). Dopo di che fa una cosa meravigliosa: tira fuori non so da dove un piattino con degli asparagi sopra. «Annusa» mi fa. Io mi avvicino agli asparagi e ci do una bella sniffata: come un’epifania, l’odore che mi entra nel naso sembra combinarsi perfettamente con il sapore del vino che ho appena assaggiato, come una nota perfettamente in scala; o un colore che è compreso entro un certo spettro; qualcosa al suo posto. Lo guardo, meravigliato. Lui è ancora lì che ci pensa, col pesce, quel vino, magari se è di fiume, ci può ancora stare – ma un brodo di pesce, difficile. Mi sveglio mentre sto invitando anche Lucia a provare l’assaggio, esaltato.

Nel sogno sto già facendo castelli in aria di tornare da questo signore, farmi fare altri assaggi, farmi insegnare a capire il vino. Anche a pagamento. Mi sveglio, con un buon sapore in testa; e di ottimo umore.

Informazioni su Francesco Rigoni

Web Content Editor, Social Media Manager, Musicista, Insegnante di inglese, Autore. Vive a Torino.
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