“Il mio gatto di fissa”: un racconto. Parte 1

Con questo primo articolo comincio la pubblicazione a puntate di un racconto che ho scritto di recente e che ho piacere di far circolare per essere letto. Francesco.


Il mio gatto mi fissa – 1° parte

Ci sono momenti in cui l’essere fissata è davvero insostenibile. Mi riferisco in particolare alle prime ore del mattino e a quelle immediatamente successive al mio ritorno da lavoro; durante le quali sono capitate cose anche piuttosto spiacevoli tra me e lui che non ho piacere a revocare. Il nostro rapporto, tra gatto e padrone, che io vivevo con sincera e intensa amicizia, ha lasciato posto a qualcos’altro, qualcosa di nuovo che non capisco. Sono terrorizzata. Non voglio che mi senta, non voglio che lo sappia; e invece lo sa, lo sa benissimo e non molla, insiste. Mi fissa insistentemente, qualunque cosa io faccia, passivo, mi guarda. Cosa vuole da me, io proprio non capisco. Non sembra godersela, però. Non sembra fare questa cosa volentieri.

Il mio gatto mi fissa e io lo odio: è diventata una creatura scomoda e inquietante, un nemico che rende impossibili le mie giornate, che ha portato il disagio e il malessere nella mia casa col suo sguardo silenzioso e innaturale, trasformandomi in una persona diversa da quella che conoscevo, da quella che speravo. Pensavo di essere migliore di così, e invece il mio gatto non smette di fissarmi, non si degna di smettere di tenere I suoi occhi brillanti incollati addosso ai miei. Non so se lo faccia anche di notte. A volte il pensiero non lascia dormire; e altre in cui la domanda è troppo insistente e io non posso farci niente: il nemico è ovunque! Il nemico ti può osservare e ascoltare in ogni momento della giornata, quando sei meno preparata; e può anche colpirti, pugnalarti alle spalle quando meno te lo aspetti. Perché, diciamoci la verità, tu non te lo aspetteresti mai. Che vita sarebbe quella della persona che in ogni momento aspetta un attacco, un’aggressione? Anche se fosse concretamente plausibile che il mio gatto stia pianificando di aggredirmi, io non potrei farci niente: devo continuare a vivere la mia vita. Ma la mia vita non è più. La mia vita è la vita del suo sguardo, scandita in ogni secondo che passo a casa; quella casa che non è più la mia casa e che odio; e farei bruciare con lui dentro, lui e tutte le mie cose maledette, ce ne fosse una che potesse aiutarmi a liberarmi da quest’incubo.

Informazioni su Francesco Rigoni

Web Content Editor, Social Media Manager, Musicista, Insegnante di inglese, Autore. Vive a Torino.
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