“Il mio gatto mi fissa”: un racconto. Decima e ultima parte

Questa è la decima e ultima parte di un racconto a puntate. Le altre puntate le potete trovare a questo link

Tutti hanno sostenuto, presto o tardi, che c’è stato nella mia vita un periodo “prima di lui” e un periodo “dopo di lui”. Molti mi avevano caldamente incoraggiato a perdonarlo, quando le acque s’erano calmate. Lui aveva insistito tanto, comportandosi in un modo che altre persone attorno a me avevano giudicato degno di perdono. Per me non c’era mai stato alcun dubbio, non c’era niente di cui discutere e neanche qualcosa da condannare o da perdonare. Era stato commesso un errore; un errore che prevedeva un solo tipo di risposta; ma era passato davvero troppo tempo. Troppo tempo per parlarne ancora. Troppo tempo per occuparsene. Il ricordo era stato lavato via. Quella foto era tutto quello che era sopravvissuto: poco più di un’effigie, un simulacro.

A quel punto, feci un balzo. Mi lanciai contro la porta di casa, spalancandola. Mi fiondai giù dalle scale condominiali, scalza, in pigiama. Mi lanciai fuori dal palazzo e feci qualche passo, correndo, sul marciapiede, prima da un lato e poi dall’altro. Intanto, aveva cominciato a piovere. Una pioggia fredda e sottile. Una di quelle piogge che non senti neanche cadere, ma che ti bagna dalla testa ai piedi senza che tu te ne accorga. In preda alla preoccupazione, in quella condizione, zuppa d’acqua e senza niente ai piedi, mi misi a urlare:

«Fufi! Fufi!»

(Il mio gatto si chiama Fufi… embè?)

Delle persone si affacciarono per vedere. Qualcuno si fermò per domandarmi. Io ero rimasta mezza nuda e fuori casa. Qualcun altro, dal condominio, mi venne a portare una giacca mentre mi rifiutavo di tornare su. Per fortuna la porta di casa era rimasta aperta. Sconvolta, continuavo a guardarmi attorno e a spostarmi nervosamente da un lato all’altro del marciapiede, sporgendomi in là fino al corso, spaventata all’idea di scoprire che fosse accaduto qualcosa di terribile là dove le auto passano con più frequenza e vanno più veloce… Fufi non era mai uscito di casa senza di me, non aveva mai veramente abitato la strada. Magari ogni tanto mi facevo accompagnare a buttare l’immondizia, ma lui non si allontanava mai da me. E adesso lui era sparito. Alla fine, dopo tante insistenze, la vicina di pianerottolo, che era rimasta vicino a me per un paio di ore abbondanti, mentre io deliravo per la disperazione e continuavo ad agitarmi confusamente, riuscì a convincermi a riportarmi al mio appartamento, soprattutto perché mi sentivo esausta e non sapevo più che fare. Mi feci una doccia e mi vestii e andai a sedere sul divano. Rimasi sul divano con le mani sulla testa per diverse ore. Poi la pioggia si calmò e si fece la sera, e uscii.

Andai avanti così per diversi giorni. Uscivo di casa e urlavo per tutto il quartiere “Fufi! Fufi!” nel tentativo di ritrovarlo, di intercettarlo. Vennero a parlare con me vicini e vigili. Per alcuni, soprattutto alla sera, ero diventato un fastidio. Ricevetti anche telefonate da amici e da mia madre. Un giorno provò a chiamarmi anche lui, ma non risposi al telefono. Ci fu uno scambiò di messaggi. Gli dicevo che ero convinta mi avesse rubato il gatto e la fotografia. Mi diede della pazza e da allora non lo sento più. Non avrei mai potuto pensare a un finale migliore di questo.

Venne mia madre in casa a prendersi cura di me. Per qualche tempo, mi portò a lavorare, mi fece da mangiare, tenne la casa pulita. Poi, a un certo punto, senza preavviso, senza che io o chiunque altro se ne accorgesse, tutto è cambiato, di nuovo. Ultimamente esco alla sera solo quando voglio, vado in palestra una volta alla settimana e solo se mi va. C’è chi mi ha fatto i complimenti, incontrandomi, che non mi vedeva così bene da un sacco di tempo. Al lavoro, anche, le cose vanno meglio. Mangio bene, frequento belle persone, leggo. Sì, va meglio.

Sul frigo, però, c’è ancora quello spazio bianco. Un vuoto.

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Informazioni su Francesco Rigoni

Web Content Editor, Social Media Manager, Musicista, Insegnante di inglese, Autore. Vive a Torino.
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