Un po’ per invidia, un po’ per curiosità: ritorno nella StanzadiGreta

Era da un po’ che non trovavo l’occasione di mettere mano alla tastiera e scrivere un po’ a ruota libera. Molta acqua è passata sotto ai ponti: dischi, racconti, altre morti eccellenti ed elezioni controverse. In ogni grande evento mi sono seduto e mi sono messo a pensare: vorrei proprio scrivere due righe a riguardo? Ne varrà la pena? Che cosa posso raccontare in più di queste situazioni? Vuoi o non vuoi, è stata la mente stessa a lasciar perdere, ad arrendersi all’evidenza dei fatti che altro non c’era da dire, di nuovo da scoprire e di profondo da rivelare. Nel frattempo il mondo è andato avanti per cazzi suoi, mi sembra che i ricchi siano più ricchi e i poveri più poveri. “Che ne sarà di me?” è la domanda che rimbomba sempre forte nelle pareti del mio appartamento; e la risposta, come sempre, è nello spiegarsi del tempo.

È da anche molto tempo che non fumavo a casa – e ne approfitto in virtù del fatto che la mia compagna è lontana da casa e posso spalancare tutto e far cambiare aria, lasciando entrare in casa il freddo pungente di questi giorni a Torino e tutti i rumori dei cantieri sotto casa. Fumare aiuta a scrivere certe volte. Sarà che ti abbassa la pressione e ti fa entrare con dimensioni pigre della mente che si esprimono con molta più scioltezza – o forse è semplicemente per un’immagine bohèmienne dura a morire.

A ogni modo, la premessa non è fuori luogo. L’Interrogativo è il soggetto: perché? Perché scrivere, o suonare, esprimersi o raccontare? A volte, semplicemente, il bisogno di dire o l’aver qualcosa da dire appartiene a un gesto spontaneo e con un forte grado di inconsapevolezza. Certe volte le opinioni e le sensazioni sono cose del momento, da lasciar archiviare con il resto della quotidianità. A volte basta una voglia molto elementare a saper racchiudere un progetto, una sensazione e una riflessione sulla realtà in un bel racconto. A volte basta il desiderio di lasciare qualcosa di piccolo ma prezioso in eredità. E arrivo qui al punto: a volte non è il caso di parlare di se stessi ed è meglio dedicare il proprio spazio a un’attività che colpisce, a un’iniziativa che dice più cose delle parole che possono essere inventate o immaginate in una singola giornata.

A tal proposito, a questo link: http://www.unfoldingroma.com/musica/4249/lastanzadigreta/ potete trovare un’interessante intervista a un gruppo di musicisti che presenta un progetto a cui hanno laovorato per molto tempo. Troverete tutte le informazioni o gli spunti del caso tra le righe dell’articolo, molto interessante e molto scorrevole. La ragione per cui ho trovato l’ispirazione per dedicare un po’ di tempo alla scrittura (a me stesso, di riflesso) è che ho la fortuna e il privilegio di conoscere questi ragazzi da diverso tempo, sin dalle origini del loro progetto e forse anche un po’ prima. La loro idea di musica, leggera, spiritosa e solo superficialmente elementare è sempre stata, per me, occasione di piacevolezza e di intimità. Il loro progetto, il loro ultimo progetto, prossimo all’uscita, che s’intitola Creature Selvagge, io l’ho vissuto da lontano, complice tanto un cambiamento di direzione nella mia esperienza di vita quanto un mix di emozioni contraddittorie che mi hanno spinto a prendere le distanze. Da un lato c’era una umile invidia, nel vedere come delle persone con cui sono cresciuto sono state in grado di veicolare con così puntuale efficacia delle idee molto semplici ed efficaci, sapendo far coincidere giocosamente una certa tradizione con le loro menti musicali (tutte raffinatissime) e sapendo anche far coincidere un’eredità del passato con i generi più contemporanei senza mai perdere di vista il proprio divertimento. Dall’altro, ho anche cercato di conservare una certa curiosità e una certa aspettativa verso le loro nuove escursioni – e in concomitanza con certe sovrapposizioni di impegni, sono riuscito a conservare questa aspettativa fino a questi giorni – e mentre scrivo ancora non ho avuto modo di ascoltare la musica nuova e mi gongolo del sapore dell’attesa, la pregustazione dell’esperienza che vivrò, che so sarà di certo, come sempre, piacevole e onesta – discreta, come capita solo con quelle esperienze artistiche che custodiscono con cura sapiente il proprio valore nascondendolo tra le pieghe della performance.

Infine, la ragione per cui rimando all’intervista e all’imminente uscita del loro lavoro sta nella premessa: l’Interrogativo. La cosa più bella di poter raccomandare il lavoro di qualcuno è nella perizia con cui quella persona (o quel gruppo) ha saputo dare forma e forza al proprio progetto partendo dalla forza di un’idea, sapendo costruire attorno all’idea un campo che non è solo fatto dell’arte stessa e della musica, ma anche di un’insieme di attività che ripropongono quella idea e in realtà la nutrono. Alcuni dei versi delle loro canzoni, riportati dall’articolo io li trovo davvero belli; e in quei versi stessi intravedo l’evoluzione del loro percorso e mi rallegro, per loro, persone che so quanto tengono al loro lavoro e so quanto impegno e quanta passione hanno investito per fare sì di ottenere, al termine della lavorazione, il prodotto migliore che fosse nelle loro possibilità di ottenere in quel dato momento; e, infine, sempre conoscendo il loro potenziale e il loro talento, sono sicuro che il disco sarà sicuramente di una qualità preziosa, da custodire e da cui prendere spunto e ispirazione.

Di musica e di parole ce ne sono tante. Nel modo in cui faccio esperienza della quotidianità, è una cosa che rilevo costantemente e mi mette sempre in difficoltà: il “mangiare troppo”, l’ossessione che sto rielaborando e che un giorno mi lascerò alle spalle, nasce proprio dalla sensazione di essere diventato (non solo io, ma anzi un po’ tutti) una sorta di otre che è costretto costantemente a contenere tutte le note e tutti i pensieri e le riflessioni che scrosciano e si rovesciano sopra ciascuno di noi giorno dopo giorno, evento dopo evento, trauma dopo trauma. Il bello di questo progetto, l’ispirazione che mi dà a scrivere e a riflettere e a trasmettere quello che provo e che penso, è che dietro a questa iniziativa, dietro a questa giocosa attività che restituisce l’amore verso la musica e la voglia di stare insieme, c’è una consapevolezza e un’umanità e soprattutto un intento che vanno riconosciuti e in qualche modo imparati e integrati. Per provare sempre, nel proprio piccolo, a dare qualcosa, un qualsiasi qualcosa, di qualsiasi dimensione o proporzione, che però sia fatto di sostanza, di una qualche forma di verità, di esperienza concreta e costruttiva, da reinvestire, da accudire e far crescere – insieme. Vi lascio con un il video di una loro canzone, estratta proprio dall’album che sta per uscire.

In bocca al lupo ai ragazzi per tutto quello che verrà, e buon ascolto a voi.

 

Annunci

Informazioni su Francesco Rigoni

Web Content Editor, Social Media Manager, Musicista, Insegnante di inglese, Autore. Vive a Torino.
Questa voce è stata pubblicata in La rete, Musica, prosa saltuaria e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...