“Room”: scrivere per amore

Room: scrivere per amore

Sono andato a controllare: il primo articolo di questo blog risale all’11 aprile 2012. Tuttavia, io credo sia molto più vecchio. Si è sempre chiamato Jack & Arianna e, in una forma e in una piattaforma o l’altra, credo che sia nato su per giù nel 2008 – ma non voglio dire sciocchezze. La verità è che questo spazio è un confessionale di cui mi sono sempre curato in modo discontinuo e capriccioso. Ciononostante, lunedì ho scritto e martedì sera ho visto il film Room e nello spazio tra questi due eventi ho pensato molto “martedì ho scritto, potrei rifarlo anche martedì prossimo”, accorgendomi solo tempo dopo dell’ironia dell’aver sbagliato giorno. Certo, il desiderio è rimasto: se questa prosa facesse un salto di qualità e da “saltuario” divenisse almeno “settimanale”? Mi è sempre piaciuto l’aggettivo che avevo scelto da affiancarle e credo non lo abbandonerò, ma mi piacerebbe poter fare evolvere questa necessità di fondo che spinge sempre, tutti i giorni – perché scrivere una volta alla settimana, per la verità, non basta. Proprio per niente.

Oltre allo scrivere, ho pensato anche tanto all’amore – e certo che Room da questo punto di vista è stato un forte incentivo ad incrementare la mia attività. Credo che le due cose non siano casuali. In Room c’è tantissimo amore, ma più ancora c’è lo scambio di amore, l’offerta di amore. Tutti ci aiutiamo amandoci, perdonandoci, sostenendoci e insegnandoci a vivere. In qualche modo, in mezzo a questa lettura, ci sia anche un po’ di scrittura. La scrittura del bimbo che ricostruisce il mondo usando le uniche parole in suo possesso; e la scrittura, differente poiché tacita e distaccata, quasi annalistica, di ogni madre che, a volte anche suo malgrado, osserva i progressi del proprio figlio nei primi anni di età, fino a quando non diventa abbastanza grande da potersi liberare con più frequenza e autonomia del suo sguardo, della sua vigilanza.

Amore è una parola tanto tabù quanto inflazionata. Conosco persone che ne hanno orrore, alcune per scetticismo nei confronti di una sua efficacia semantica; altre per una cosa che assomiglia molto all’ossessiva deferenza – e lo considerano alla stregua di un gioiello dal valore inestimabile, da esibire solo nelle occasioni più solenni nell’arco di un decennio; altri non ci credono; altri maneggiano il vocabolo e quello che si presume rappresenti (molto arbitrariamente) con ostentato cinismo, con una maschera di distacco; altri se ne difendono. E altrettanti che ci restano aggrappati con fiducia e con passione, anche quando quella stessa parola assomiglia più a una vecchia e vuota scatola di cartone consumato.

Amore, purtroppo, è tutto il contrario di queste cose. Tutta la letteratura e l’uso e l’abuso che se n’è fatto l’hanno reso uno dei vocaboli dalla tradizione più densa e più lontana. È stato necessario più volte glossarla e spezzettarla e ancora descriverla nel dettaglio più e più volte, analizzandola con strumentazioni via via più sofisticate, in grado di cogliere con lo sguardo quel momento esatto in cui una microscopica particella di un composto tutto sommato elementare sospira. Cos’è quel sospiro? È nostalgia? È malinconia? È rassegnazione? È fatica? È sfiducia? Oppure è amore?

Nonostante il suo spirito così libero e menzognero e i suoi contenuti così indefinitamente vasti e allo stesso tempo sfuggevoli e aleatori, non mi pare di aver vissuto un’altra epoca che abbia avuto così tanto bisogno di amore come questa: amore inteso come il gesto di donare la propria forza agli altri; e di raccontare la propria storia dal punto di vista dell’apprendimento attraverso l’errore e il dolore. Far sapere tutti che si è umani, ancora: creature limitate, fragili, spesso impotenti, dalla biologia incredibilmente complessa e che non è nostra facoltà comprendere del tutto, tanto meno controllare. Gli atti d’amore sono così difficili perché così semplici ed elementari, che basta un sospiro a spezzarne tutta la magia. Dei tanti modi in cui si può scrivere, c’è anche quello di scrivere per amore. Mi chiedo se lo scrivere non sia intrinsecamente un atto di amore (anche se solo di amore verso se stessi). Questo non mi è dato saperlo. L’urgenza è un’altra: quella di trovare una semplicità, una chiarezza nella scrittura; e infine un’offerta. In poche parole: scrivere per amore.

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Informazioni su Francesco Rigoni

Web Content Editor, Social Media Manager, Musicista, Insegnante di inglese, Autore. Vive a Torino.
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